martedì 8 marzo 2011

Buon 8 marzo a tutte le donne


Le donne dell'associazione Kuplumussana in Mozambico.
http://www.unicef.it/doc/2071/mozambico-le-donne-che-combattono-aids.htm

Ho sempre pensato che determinate celebrazioni create ad arte, servano solo a far spendere un po' di soldi alle persone e quindi a far guadagnare gli addetti ai lavori (commercianti, agenti di viaggio etc.). Mi riferisco alle varie feste degli innamorati, della mamma, del papà, dei nonni ed anche alla festa delle donne.
Beninteso niente di male se tutto ciò, col bene placido di chi è disposto a mettere mano al portafoglio, serve a smuovere un po' la nostra economia, sempre più spesso in crisi, ma nel caso della festa della donna, sembra quasi un oltraggio, uno dei tanti che, con la scusa del business, piuttosto che dello spettacolo,  mettono in bella vista un corpo femminile seminudo.
Le donne fanno anche bene a ritrovarsi tra loro, a festeggiare anche esagerando un po', seguendo in questo caso l'esempio dei maschietti, va bene comunque, ma non può bastare ad eleggere l'8 marzo come giorno di valorizzazione di tutte le donne, serve qualcosa d'altro!
Allora quale migliore modo se non quello di evidenziare l'operato di  quelle donne che ogni giorno combattono in prima persona per l'affermazione dei loro diritti e di tutte le persone a cui sono in qualche modo negati?
Ci sarebbero innumerevoli esempi, ma cito quello delle donne che in Mozambico combattono l'Aids.

Lo racconta sul sito UNICEF Mozambico, Manuela Cau giovane volontaria che partecipa ad un programma per aiutare l'associazione di madri sieropositive, Kuplumassana, presieduta da Afua Assane di 26 anni e formatasi nel 2005 nell' Ospedale di Beira in Mozambico, dove alcune donne portavano i figli a prendere i farmaci anitiretrovirali per la cura dell' Hiv/Aids, non fermandosi però solo a questo, ma anche a ricercare attivamente i bambini che non si presentavano per la terapia.
Queste madri hanno superato ostacoli indescrivibili come la mancanza di appoggio, se non il boicottoggio all'interno delle proprie famiglie, in un  ambiente dove la paura, l'abbandono porta molte donne a nascondere il proprio stato di salute e quindi a non ricorrere alle cure.
Esse invece accettando anche l'appoggio del progetto dell' ONG Medici con l'Africa gestito da Maria Laura Mastrogiacomo e finanziato dall'UNICEF, hanno iniziato a riunirsi regolarmente ogni venerdì.
Così in pochi anni hanno recuperato la salute e soprattutto l'autostima e la loro voce ha iniziato a diffondersi un po' ovunque. Nel 2010, grazie al loro impegno, sono nati i laboratori di "sensibilizzazione e ricerca attiva" in altri due centri sanitari di Beira ed altre donne, altre famiglie hanno potuto comprendere l'importanza di eseguire il test e sottoporsi, se necessario, a terapia per il bene loro e dei propri figli.
Riporto le parole di Rosa Merque, 26 anni:
"Sono molto orgogliosa di essere nell’associazione, perché l’associazione è la mia vita, la mia  famiglia, è tutto. Io oggi sto riprendendo a fare tutto quello che non facevo. E quelle persone che ridevano di me, oggi mi ammirano. Voglio portare avanti la mia vita, mostrare che ce la posso fare, che sieropositività non significa morte, è vita. Io sono viva e faccio tutto quello che mi piace fare"

Il mio augurio è che ogni donna, in ogni parte del mondo possa ripetere quelle ultime parole: "Io sono viva e faccio tutto quello che mi piace fare!"
Buon 8 marzo.



4 commenti:

  1. Un grande esempio.
    Grazie!
    Lara

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  2. soprattutto poco conosciuto, come sconosciuti sono tanti altri volti di donna che lottano e soffrono per vivere...
    buon 8 marzo, Lara.

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  3. Me lo auguro anche io. La libertà è una cosa troppo preziosa!

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  4. giustissimo Carolina, buon 8 marzo!

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