domenica 20 marzo 2011

Un sonetto in Vernacolo Leccese.

Sono davvero contento del risultato, soprattutto perchè presentarsi con un sonetto  in Vernacolo leccese al concorso di Centallo, in provincia di Cuneo, sembrava un' impresa improba, ma così non è stato e la poesia è riuscita comunque a trasmettere quello che mi ero proposto scrivendola.

La mescia te l'anni '60                                  La maestra degli anni '60

Nnu purtune, nna curte, ddo scaluni              Un portone, una corte, due scalini
nna stanza tutta tauli e seddhuline                 e una stanza tavolini e seggioline
la fenescia, all'ortale li marvuni                      la finestra e il cortile coi gerani
e npise, allu parite, cartuline.                         ed appese al muro, cartoline.

Dopuscola(1), scìamu addhai, te vagnuni     Doposcuola, lì andavamo da ragazzi
alla mescia e tenìamo le palline                    dalla maestra e avevamo le palline
scuse an pauta e nna botta alli scecuni(2)   nascoste in tasca e una botta dietro il collo
sci ognunu nu' descìa le tabelline.                se ognuno non diceva le tabelline.

Mescia Ndulurata(3), ca ecchia ni parìa       Maestra Addolorata, che vecchia ci sembrava
nu' ttenia però mancu sessant'anni              non aveva però neanche sessant'anni
e serai ca sù le cose ca descìa                    e forse son le cose che diceva

ca me fannu  pensare propriu a ddh'anni    che mi fanno ripensare a quegli anni
favolosi,  ma ca iddha già sapìa                   favolosi, ma che lei già sapeva
ca nubbera tuttu comu nna poesia              che non era tutto come una poesia.

(1) Doposcuola, nel periodo estivo.
(2) Muscoli della parte dorsale del collo.
(3) Nome proprio in onore della Madonna Addolorata.
 

Note su Don Carlo Prandi, cui è intitolato il premio.

Il “Cantore delle Langhe”   
di Attilio Rossi  (stralcio)                               
Nella storia della letteratura italiana, oltre ai grandissimi poeti e scrittori, altri hanno avuto la sfortuna di essere, pur se bravi, meno conosciuti e pertanto la risonanza della loro esistenza e delle loro opere, non è uscita dal ristretto ambito del territorio della loro regione.
E questo il caso di Don Carlo Prandi nato a San Benedetto Belbo il 4 maggio 1870 ed autore di numerose opere che nascono dai ricordi dei suoi lunghi viaggi fatti in molti luoghi della nostra penisola. Da quello sperduto centro rurale, che prende parzialmente il nome dal fiume Belbo che lo attraversa, il giovane Carlo trarrà gli stimoli necessari per intraprendere con grande vigore ed infinita passione la strada degli studi che lo porterà presso i Salesiani di Don Bosco a Torino, ed inseguito presso I'Università di Torino. Dedicandosi all’insegnamento nei numerosi e piccoli paesini della sua amata Langa prende questa esperienza che la vita gli offre nel modo migliore: conoscendo cioè molti giovani e vedendo numerosi luoghi e da questo prenderà spunto il libro che rimarrà nel tempo il suo scritto più famoso, e forse a lui più caro; "I canti delle Langhe".
Quest'opera e frutto della sua certosina conoscenza ed e una raccolta di poesie e canti fatta attraverso l‘incantevole viaggio svolto all'interno della sua amata terra.
Non c'e il minimo spazio per le dimenticanze: infatti ognuno dei suoi novantacinque paesini viene amorevolmente rappresentato. Gli spunti che danno origine alle poesie ed ai canti del suo ideale percorso langarolo sono i piu disparati: leggende che sono legate al territorio, notizie recuperate dalle ultime memorie che lui aveva sentito raccontare dalle voci degli anziani del luogo, frammenti di storia raccolti sui libri: tutti questi numerosi elementi vengono sapientemente dosati in una accurata miscellanea che costituisce un accorato tributo a quelle che sono, ancora oggi, le più famose colline del Piemonte.
Tutto questo suo grande lavoro di ricerca svolto attraverso ai paesi della sua terra sfocerà nella
raccolta preziosa di poesie e canti che gli varrà, nel tempo, il più che meritato appellativo di
 "Cantore delle Langhe".
Don Carlo Prandi morì il 30 gennaio 1961.

2 commenti:

  1. Un passaggio veloce per augurarti
    buon inizio settimana.

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  2. grazie tante e altrettanto a te.

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