giovedì 20 novembre 2014

Ma quale guerra tra poveri?



Ma quale guerra tra poveri?
"Come se il livello di potere, la posi­zione sociale, la respon­sa­bi­lità morale fos­sero i mede­simi, tra il bullo di quar­tiere che uccide, isti­gato e spal­leg­giato dal geni­tore fasci­sta (poi arre­stato anch’egli), e la sua vit­tima inerme: già annien­tata dalla soli­tu­dine, dalla per­dita del lavoro e dell’alloggio, dal ter­rore di per­dere pure il per­messo di sog­giorno, dalla lon­ta­nanza dalla moglie e da un figlio di tre mesi che mai... aveva potuto vedere". In realtà "a socia­liz­zare, mani­po­lare, deviare il ran­core col­let­tivo c’è sem­pre qual­che attore poli­tico: di destra e di estrema destra, soli­ta­mente e in par­ti­co­lare Casa Pound e la Lega di Sal­vini e Bor­ghe­zio. Che la giunta Marino, come altre giunte «demo­cra­ti­che», ne prenda atto e prov­veda, prima che sia troppo tardi. Che la sini­stra poli­tica e sociale nelle peri­fe­rie ritorni, come un tempo, a fare lavoro politico" (stralcio dal Il Manifesto)
 

mercoledì 8 ottobre 2014

Ti licenzio senza licenza.

Molti gioiscono della perdita di credibilità del Sindacato. E' comprensibile se costoro sono i padroni, i nobili, i ricchi, ma tutti gli altri di cosa si rallegrano? Possibile che non si comprenda che se scompare il sindacato, i prossimi della lista saranno i lavoratori?
 
 
 
 

sabato 9 novembre 2013

Figli di una vecchia canzone.

 
Rca-group
E' tanto che non scrivo.  All'indomani della soluzione dei problemi di salute  che mi hanno tenuto per molto tempo lontano dal blog, ecco insorgere ua sorta di apatia verso lo scrivere.
All'inizio non ho dato tanto peso, pensando che mi fossi, per così dire, arrugginito e che mi servisse solo riacquistare un po' d'allenamento, ma poi man mano che i giorni passavano, mi sono accorto che non era un'apatia verso lo scrivere in generale, ma che essa riguardava, più che altro, i fatti di cui avrei dovuto scrivere.
Chiunque abbia letto qualcuno dei miei post, saprà che scrivo prevalentemente di politica, poichè ho sempre pensato che essa sia il motore degli accadimenti che influenzano la nostra vita e che esistano, per tutti noi, solo due opzioni di fronte ad essa: parteciparvi oppure subirla.
Eppure malgrado mi sforzi, guardando la situazione politica nazionale, non riesco davvero a trovare spunti degni di nota; davvero non ricordo una situazione così statica negli ultimi 30 anni:
Cè 'è un governo che per voce del suo capo Letta, è più impegnato a spegnere le polemiche create dai partiti che lo sostengono, che a formulare proposte politiche innovatrici. C'è il solito Berlusconi che  disfa e ricompone il suo schieramento a seconda dei suoi guai personali, c'è un centro sinistra quanto mai silente e infine c'è il solito Grillo sempre occupato a rompere gli schemi e non solo quelli...
Insomma di cosa dovrei scrivere? Preferisco  dedicarmi ad altro, magari pensare agli anni in cui la politica era una passione vera, pur accorgendomi di entrare a far parte della schiera di personaggi descritti dalla stupenda " Nata sotto il segno dei pesci" di Antonello Venditti e di rischiare di rimanere soltanto figlio di una vecchia canzone.
 

lunedì 9 settembre 2013

Ritorno alla realtà.

 
Eccomi finalmente tornare a scrivere dopo qualche mese un po' difficile, a causa di un problema di salute. Il primo istinto sarebbe quello di raccontare tutto quello che mi è successo in questo periodo in cui, per forza di cose, mi sono dovuto confrontare con il sistema sanitario nazionale, pubblico e privato, ma vi risparmio l'immaginabile odissea vissuta e dico soltanto che si è rafforzata in me l'idea che in medicina , uno più uno  non fa mai due.
Questi mesi in cui sono stato costretto a pensare, più che altro, alle problematiche personali che via via mi si presentavano davanti, mi hanno fatto capire che puo essere anche un vantaggio non essere aggiornati sull'attualità. Niente telegiornali, niente carta stampata, giusto qualche notizia sulla prima pagina di google, quelle poche volte che avevo tempo e voglia di stare al pc, mi hanno dato l'illusione di vivere in un mondo diverso in cui hanno valore soltanto gli affetti  famigliari, la premura degli amici, la voglia di stare bene.
Purtroppo sappiamo bene che non è così e che gli eventi esterni spesso influenzano la nostra vita, così il rituffarsi nella "normalità" è una sorta di ritorno alla realtà, dove poi non c'è da stare tanto allegri.
In politica, ad esempio, il solito  Berlusconi è sempre alle prese coi suoi problemi giudiziari che fa scontare ad un governo che arranca faticosamente. Il solito Grillo anzichè contribuire a migliorare il paese, preferisce gesti di protesta eclatanti e la sinistra rappresentata dal Pd, è alla perenne ricerca di una propria identità.
Anche il quadro politico internazionale è quanto mai critico con la crisi siriana in prima pagina  dove gli Stati Uniti sembrano ormai schiavi dell'effimera immagine di guardiani della giustizia mondiale. Obama, confrontandosi con l'ex alleato Assad,  ha questa volta dimostrato, soprattutto per esigenze elettorali interne, scarso senso di moderazione lanciandosi in dichiarazioni molto pericolose per la stabilità politica internazionale.
Unica nota positiva sono state le parole e l'impegno di Papa Francesco,culminato con l'invito  per una giornata di meditazione mondiale che mi auguro abbia fatto meditare soprattutto i diretti interessati.
Concludo così questo mio primo post dopo i mesi d'assenza, esprimendo la mia gratitudine a tutti gli amici che in questi mesi, hanno continuato a lasciare commenti sul blog, A tutti loro un grazie di cuore e la promessa di ricambiare l'affetto dimostratomi.
 

sabato 8 giugno 2013

Un blog... disabitato.

http://digilander.libero.it/grfoto/images/Dcp_2100.jpg
Un blog non aggiornato, assomiglia un po' ad una casa al mare disabitata durante l'inverno. Finestre e porte chiuse e nessun segno di vita. Così questo mio blog in cui l'unico segno dello scorrere del tempo è dato dal simpatico orologino creato a suo tempo dalla cara amica Ele.
Purtroppo per la prima volta nella mia vita, un problema di salute m'impedisce di fare tutto quello che dovrei, compreso avere un po' di concentrazione per scrivere e me ne dispiace molto, ma non mi lamento più tanto poichè ciò succede all'alba dei miei 60 anni e credo che comunque posso ritenermi fortunato.
Rivolgo un saluto a tutti gli amici, sperando di poter tornare presto alla normalità.
Vi lascio con la bellissima "I venti del cuore" di Fiorella Mannoia, un abbraccio a tutti.


 

martedì 21 maggio 2013

1522 un numero da tenere ben a mente!

http://m2.paperblog.com/

Grazie alla neoministra delle Pari Opportunità Josefa Idem , è partita una nuova campagna informativa per rilanciare il numero 1522 nato per il contrasto e l'emersione del fenomeno della violenza sulle donne. Promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, dal 2009 il numero di pubblica utilità si rivolge anche alle vittime di stalking.
Attivo 24 su 24 per tutti i giorni dell'anno, sia da rete fissa che da mobile, il numero è collegato ai servizi socio sanitari pubblici e privati e nei casi di emergenza reindirizza la chiamata, a seconda del luogo da cui proviene, alla stazione di polizia o alla caserma dei carabinieri più vicina. Il servizio garantisce l’anonimato ed è disponibile in sei lingue: italiano, francese, inglese, arabo, spagnolo e russo.Il servizio di risposta si pone al centro della Rete Nazionale Antiviolenza, pensata per per diffondere a livello nazionale le azioni realizzate dalle reti antiviolenza a livello locale.
Un numero quindi da tenere a portata di mano ed a cui le donne possono ricorrere nel caso siano oggetto di violenza di qualsiasi entità e genere, soprattutto tra le mure domestiche, dove purtroppo avvengono la maggior parte dei delitti contro le donne.
La cronaca nera ne è piena e trasmissioni televisive del settore, Chi l'ha visto su RAI3, Quarto grado su RETE4 etc, ogni settimana  aggiornano la situazione dando l'idea che questo fenomeno è in continuo aumento, tanto che ormai si parla di un vero e proprio Femminicidio.
Diffondiamo la notizia in ogni modo ed allo stesso tempo facciamo azione morale verso tutte le donne, affinchè ci si convinca dell'estrema utilità di questo servizio.
Vorrei aggiungere che si può chiamare il 1522 anche se non si è direttamente interessati, ma solo perchè si assiste a fatti di violenza contro le donne, anche di lieve entità. Troppo spesso infatti avvengono delle tragedie annunciate, che giungono al loro apice anche grazie all'omertà e all'indifferenza di amici, vicini o parenti.

Un grazie a tutti e teniamo bene a mente il 1522!
 

sabato 11 maggio 2013

Una dedica per le mamme e per tutte le donne.

http://4.bp.blogspot.com/
Il mese di maggio è il mese dei fiori, ma io l'ho sempre considerato come un mese dedicato alle donne. Forse ciò deriva dalla mia infanzia e prima adolescenza vissuta secondo i canoni della tradizione cattolica, dove maggio è dedicato alla Madonna, una delle poche figure femminili presenti nel Vecchio e Nuovo Testamento. Una  figura tuttavia di particolare rilevanza, visto che assurge addirittura al ruolo di "Madre di Dio".
Vari sono i post da me dedicati alla figura femminile, specie  come simbolo della lotta contro ogni prevaricazione maschile, onde acquisire una reale parità di genere.
Ma ho anche piacere a pensare la donna come simbolo di dolcezza e femminilità ed anche come meta ambita da ogni uomo innamorato, come riferimento della riconoscenza di ogni figlio o fratello, come straordinaria condivisione di chi riesce ad avere una donna come amico.
Domani è la classica Festa della mamma e, aldilà del mio scetticismo verso questo tipo di celebrazioni artefatte, colgo l'occasione per dedicare a tutte quelle fidanzate, spose, compagne , madri, sorelle e amiche una mia poesia di gioventù (una di quelle che si scrivono dopo un amore iniziato  a marzo e finito a aprile) e la splendida "Magnolia" dei Negrita.

Buon mese di maggio a tutte.

Sera di maggio
 
Sera di maggio dolce armonia
di passeri sui rami fioriti
chiarore notturno che illumina
le falde di povere case.
 
Miriadi di stelle nel cielo rossastro
dove trasognato si perde
lo sguardo di allegre fanciulle
col cuore all'amore novello.
 
Sera di maggio, granuli gialli
trasportati dal vento nell’aria
insieme a nostalgiche eco
di lontane tristezze.
 
Ricordi inprovvisi
che stringono forte il mio cuore
ma è un attimo 
la brezza sottile e sfuggente
mi ha già riportato a sognare.
 

 
 

mercoledì 1 maggio 2013

W il 1° Maggio Rosso...

http://3.bp.blogspot.com/
Quando in gioventù si sfilava per le vie della città e si gridava quello slogan, il 1° maggio era sentito davvero come una festa. Nello stesso tempo era una giornata di lotta per i lavoratori e per tutti quelli che, ambendo ad una società in cui il parametro guida fosse l'uguaglianza, stavano dalla loro parte. Amavamo quella bandiera rossa ed eravamo convinti che un partito espressione della sinistra democratica italiana, potesse un giorno andare al governo e cambiare il corso della politica, dando corpo alle nostre aspirazioni.
Man mano il tempo ha sbiadito quella bandiera ed il suo colore è diventato prima rosa, poi ancora più chiaro fino a diventare quasi neutro, privo di connotazione. Come la bandiera, anche quel partito si è andato via via trasformando, perdendo pezzi ad ogni trasformazione e soprattutto perdendo, a poco a poco, la sua identità.
Tuttavia scopo di questo post non è certo tessere le lodi di un partito che non c'è più, nè riesumare un'ideologia, come il Comunismo, della quale sono rimaste in vita solo le sue domande senza risposta.
Quello che invece mi preme sottolineare è che il 1° maggio 2013 non c'è davvero niente da festeggiare e che purtroppo anche la giornata di lotta ha perso di significato, poichè è venuta a mancare quella grande unità d'intenti che una volta vedeva la stragrande maggioranza dei lavoratori essere un corpo unico e per questo degno di rispetto, da parte di tutte le componenti della società.
Si è persa l'unità in una sorta di "tramonto degli ideali", certamente ben visto da tutti quelli ambienti che dal lavoro traggono grandi profitti, ma di cui proprio i partiti e i sindacati della sinistra italiana del dopo-Berlinguer,  sono i maggiori responsabili.
Così molti, troppi si sono allontanati rifugiandosi in un individualismo volto soltanto alla cura dei propri interessi che, se in periodi di relativa prosperità come gli anni 80 e primi 90 poteva anche andar bene, ha perduto ogni validità quando è poi arrivata la crisi economica. Tante persone si sono ritrovate sole a fronteggiare i problemi, senza nemmeno più quel volano sociale, quell'appoggio almeno morale che i partiti, i sindacati di una volta fornivano.
In questo modo è davvero facile perdersi, ricorrere a gesti estremi che purtroppo riempiono la cronaca degli ultimi tempi.
C'è bisogno quindi di uno sforzo da parte di tutti, ma sopratttutto da parte di quella che si chiama ancora sinistra,  per provare a riottenere la fiducia dei lavoratori e, soprattutto, per dare speranza a chi il lavoro lo  ha perso o non lo ha mai avuto. Per fare questo occorre che i partiti, i sindacati, aboliscano i loro apparati, le loro gerarchie, escano una volta per tutte dai loro palazzi e tornino ad essere "gente tra la gente", facendosi carico dei problemi reali delle persone, in modo da portare la questione sociale al primo posto dell'agenda governativa.
Solo così si toglierà motivazione agli attuali "santoni" dell'antipolitica e si potrà di nuovo celebrare una vera festa del lavoro.

Buon 1° maggio a tutti.

http://www.ilcittadinoonline.it/
 

giovedì 25 aprile 2013

Buon 25 aprile con le parole del presidente Napolitano.

http://www.ilmessaggero.it/MsgrNews/MED/20130423_napolitano_giorgio_1.jpg
Sono sempre stato convinto che la vera fortuna consiste nell'incontrare, nel corso della vita, le persone giuste nel momento giusto. Così anche per il popolo italiano è stata una vera fortuna avere in questo momento così difficile, un presidente della repubblica come Giorgio Napolitano. Come già negli anni '80 un altro "Laerte" di nome Sandro Pertini si era caricato sulle spalle il peso di una nazione dilaniata e impaurita di fronte al fenomeno del terrorismo, ridando fiducia ed autostima agli italiani, così oggi Napolitano, accettando, prima volta nella storia della repubblica, di continuare il suo mandato per altri sette anni,  si carica la responsabilità di far uscire la politica  dallo stallo istituzionale in cui si trova, provando a ridare al popolo italiano fiducia nelle istituzioni e soprattutto speranza di poter superare la crisi economica e sociale in cui attualmente si trova.
Tuttavia le parole del presidente nel discorso d'insediamento di fronte al parlamento sono state dure nei confronti della politica in generale:

"Bisognava dunque offrire, al paese e al mondo, una testimonianza di consapevolezza e di coesione nazionale, di vitalità istituzionale, di volontà di dare risposte ai nostri problemi : passando di qui una ritrovata fiducia in noi stessi e una rinnovata apertura di fiducia internazionale verso l’Italia.
E’ a questa prova che non mi sono sottratto. Ma sapendo che quanto è accaduto qui nei giorni scorsi ha rappresentato il punto di arrivo di una lunga serie di omissioni e di guasti, di chiusure e di irresponsabilità. Ne propongo una rapida sintesi, una sommaria rassegna. Negli ultimi anni, a esigenze fondate e domande pressanti di riforma delle istituzioni e di rinnovamento della politica e dei partiti - che si sono intrecciate con un’acuta crisi finanziaria, con una pesante recessione, con un crescente malessere sociale - non si sono date soluzioni soddisfacenti : hanno finito per prevalere contrapposizioni, lentezze, esitazioni circa le scelte da compiere, calcoli di convenienza, tatticismi e strumentalismi. Ecco che cosa ha condannato alla sterilità o ad esiti minimalistici i confronti tra le forze politiche e i dibattiti in Parlamento.
Quel tanto di correttivo e innovativo che si riusciva a fare nel senso della riduzione dei costi della politica, della trasparenza e della moralità nella vita pubblica è stato dunque facilmente ignorato o svalutato : e l’insoddisfazione e la protesta verso la politica, i partiti, il Parlamento, sono state con facilità (ma anche con molta leggerezza) alimentate e ingigantite da campagne di opinione demolitorie, da rappresentazioni unilaterali e indiscriminate in senso distruttivo del mondo dei politici, delle organizzazioni e delle istituzioni in cui essi si muovono. Attenzione : quest’ultimo richiamo che ho sentito di dover esprimere non induca ad alcuna autoindulgenza, non dico solo i corresponsabili del diffondersi della corruzione nelle diverse sfere della politica e dell’amministrazione, ma nemmeno i responsabili di tanti nulla di fatto nel campo delle riforme."


Napolitano ha anche puntato l'indice sulla mancata riforma della legge elettorale e della seconda parte della Costituzione:

"Imperdonabile resta la mancata riforma della legge elettorale del 2005. Ancora pochi giorni fa, il Presidente Gallo ha dovuto ricordare come sia rimasta ignorata la raccomandazione della Corte Costituzionale a rivedere in particolare la norma relativa all’attribuzione di un premio di maggioranza senza che sia raggiunta una soglia minima di voti o di seggi.
La mancata revisione di quella legge ha prodotto una gara accanita per la conquista, sul filo del rasoio, di quell’abnorme premio, il cui vincitore ha finito per non riuscire a governare una simile sovra-rappresentanza in Parlamento. Ed è un fatto, non certo imprevedibile, che quella legge ha provocato un risultato elettorale di difficile governabilità, e suscitato nuovamente frustrazione tra i cittadini per non aver potuto scegliere gli eletti.
Non meno imperdonabile resta il nulla di fatto in materia di sia pur limitate e mirate riforme della seconda parte della Costituzione, faticosamente concordate e poi affossate, e peraltro mai giunte a infrangere il tabù del bicameralismo paritario."

Quindi il severo monito, quasi una minaccia, nei confronti soprattutto dei due maggiori partiti presenti in parlamento:

"Molto si potrebbe aggiungere, ma mi fermo qui, perché su quei temi specifici ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione, vanificati dalla sordità di forze politiche che pure mi hanno ora chiamato ad assumere un ulteriore carico di responsabilità per far uscire le istituzioni da uno stallo fatale. Ma ho il dovere di essere franco : se mi troverò di nuovo dinanzi a sordità come quelle contro cui ho cozzato nel passato, non esiterò a trarne le conseguenze dinanzi al paese.
Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile per sopravvivere e progredire la democrazia e la società italiana."

Nello stesso tempo  ha ricordato a tutti, i problemi reali esistenti nel Paese:

"E sono anche i nodi - innanzitutto, di fronte a un angoscioso crescere della disoccupazione, quelli della creazione di lavoro e della qualità delle occasioni di lavoro - attorno a cui ruota la grande questione sociale che ormai si impone all’ordine del giorno in Italia e in Europa. E’ la questione della prospettiva di futuro per un’intera generazione, è la questione di un’effettiva e piena valorizzazione delle risorse e delle energie femminili. Non possiamo restare indifferenti dinanzi a costruttori di impresa e lavoratori che giungono a gesti disperati, a giovani che si perdono, a donne che vivono come inaccettabile la loro emarginazione o subalternità."

Napolitano ha poi plauso all'ingresso del M5S in parlamento ed al dibattito politico sempre presente in rete, ammonendo altresì su determinati e incauti comportamenti:

"Apprezzo l’impegno con cui il movimento largamente premiato dal corpo elettorale come nuovo attore politico-parlamentare ha mostrato di volersi impegnare alla Camera e al Senato, guadagnandovi il peso e l’influenza che gli spetta : quella è la strada di una feconda, anche se aspra, dialettica democratica e non quella, avventurosa e deviante, della contrapposizione tra piazza e Parlamento. Non può, d’altronde, reggere e dare frutti neppure una contrapposizione tra Rete e forme di organizzazione politica quali storicamente sono da ben più di un secolo e ovunque i partiti.
La Rete fornisce accessi preziosi alla politica, inedite possibilità individuali di espressione e di intervento politico e anche stimoli all’aggregazione e manifestazione di consensi e di dissensi. Ma non c’è partecipazione realmente democratica, rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisioni pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi o di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all’imperativo costituzionale del "metodo democratico"."

Le parole del Presidente della Repubblica sono state parole dure, coraggiose e soprattutto sincere e spero siano stimolo per coloro che nei prossimi giorni dovranno mettere in pratica i suoi auspici.
Giorgio Napolitano, come lui stesso ricorda, è entrato nelle aule del parlamento all'età di 28 anni, percorrendo poi tutte le tappe di una carriera politica seria e onesta, prima nel suo partito e poi al livello istituzionale, fino alla carica di Presidente della Repubblica.
Sette anni fa fu eletto con i soli voti del centro sinistra, ma pian piano si è guadagnato la stima e la fiducia anche di quelli che in passato lo avevano osteggiato.
Un esempio allora, davvero per tutti. Per i politici in primis,ma anche per la società civile, per il mondo del lavoro, per tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell'Italia.

Buon 25 aprile!


Fonti:  www.linkiesta.it/







mercoledì 17 aprile 2013

Senza le ali giuste non si vola.

http://www.lettera43.it/upload/images/02_2013/l43-bersani-renzi-130201191649_medium.jpg
Che all'interno del PD vi fossero varie anime non era certo un mistero. All'indomani delle primarie avevo infatti scritto che solo il tempo e l'eventuale cambio generazionale avrebbe potuto colmare il gap esistente tra ex democristiani, ex comunisti, ex socialisti etc. etc.
Tuttavia non ci si aspettava che proprio in un'occasione politica come quella generatasi dopo il voto di febbraio, difficile e delicata come poche altre, si scatenasse un conflitto interno così duro ed intransigente.
Non è mia intenzione schierarmi da una parte o dall'altra, chi ha seguito questo blog prima e dopo le primarie del partito, saprà che il mio sogno era quello di avere una donna, Laura Puppato, come segretario. Ciò nonostante le stesse regole della democrazia finalmente applicate attraverso l'introduzione delle primarie, avrebbero  poi dovuto far rispettare l'esito del voto determinando l'appoggio, da parte di tutti,  al candidato  prescelto.
Purtroppo ciò non è mai avvenuto ed ognuno è rimasto sulle proprie posizioni, cercando soltanto di trovare falle nell'operato dell'altro, onde far capire che la linea "vincente" era comunque la propria. Insomma si continua in questo individualismo esasperato, in questo "personalismo" che ormai la fa da padrone proprio in un campo, come la politica, dove invece il bene comune dovrebbe essere scopo primario per tutti. Così il sogno veltroniano chiamato Pd. dopo aver buttato al vento l'occasione elettorale coincidente con la crisi Berlusconi-Pdl, dando modo a questi ultimi di effettuare un recupero insperato, dà ora l'ennesima dimostrazione di inadeguatezza di fronte alla possibilità di governare il paese, che seppur per pochi voti, l'elettorato gli ha comunque conferito.
A questo punto  credo sia inutile continuare in assurdi voli pindarici parlando a nome di un partito che allo stato attuale esiste soltanto nelle aspettative dei suoi sostenitori e dove i vertici finalizzano l'azione politica, più che alle effettive esigenze del paese, al rafforzamento della propria posizione nel partito, . Meglio fermarsi un attimo a riflettere poichè se le divisioni appaiono così evidenti su un tema importante come quello delle possibili allenze di governo, non si può far finta di niente.
Quello che occorre è una serena disamina della situazione, che non può che portare all'ovvia constatazione che in questo modo il Pd rischia di avere i giorni contati. Se effettivamente si hanno a cuore le sorti di un partito che malgrado tutto raccoglie il consenso di un terzo degli elettori è opportuno un cambio di rotta soprattutto nei rapporti interni, un bagno di umiltà in cui ognuno riconosca i propri errori, cercando nel contempo di ripartire mettendo da parte ogni rancore personale. Il partito ha una grossa responsabilità nei confronti del Paese e se non si hanno le ali giuste per volare, perlomeno si continui a camminare tenendo i piedi ben piantati in terra.
Concludo affidandomi alle sagge parole di Trilussa, che ben sintetizza quest'ultimo assunto.

L'uguaglianza
(Trilussa)
 
Fissato ne l'idea de l'uguajanza
un Gallo scrisse all'Aquila: - Compagna,
siccome te ne stai su la montagna
bisogna che abbolimo 'sta distanza:
perché nun è né giusto né civile
ch'io stia fra la monnezza d'un cortile,
ma sarebbe più commodo e più bello
de vive ner medesimo livello.-

L'Aquila je rispose: - Caro mio,
accetto volentieri la proposta:
volemo fa' amicizzia? So' disposta:
ma nun pretenne che m'abbassi io.
Se te senti la forza necessaria
spalanca l'ale e viettene per aria:
se nun t'abbasta l'anima de fallo
io seguito a fa' l'Aquila e tu er Gallo.

lunedì 8 aprile 2013

Molto più facile demolire, che costruire.



La situazione politica creatasi all'indomani delle elezioni dello scorso febbraio, ha generato una vera e propria crisi istituzionale. A nulla è servita la buona volontà del presidente Napolitano ed i suoi pur validi tentativi di formare un nuovo governo, sono man mano naufragati a causa dell'incapacità dei vecchi e nuovi partiti di trovare un accordo. Si pensava che l'entrata in politica del M5S ed il suo clamoroso successo elettorale potessero portare una ventata d'aria fresca, contribuendo ad un rinnovamento del quadro politico nazionale, ma la posizione dì Grillo, (visto che più che l'opinione del movimento, sembra essere determinante la sua opinione), è più che mai settaria ed estrema dato che si rifiuta di partecipare a qualsiasi tipo di governo che non sia quello formato unicamente dallo stesso M5S. Ovviamente nessuno può ragionevolmente pensare ad un governo che sia espressione soltanto di una minoranza dell'elettorato e allora ciò rappresenta un buon alibi per continuare in quell'opera di demolizione del quadro politico-istituzionale portata fin qui avanti dall'ex comico genovese. Non nascondo che tale atteggiamento politico avesse una sua validità, quando il M5S rappresentava una larga fetta di popolazione non propriamente rappresentata in parlamento, ma è chiaramente inutile e deleteria ora che i "grillini" occupano un quarto dei seggi del parlamento italiano.
Parafrasando, va bene il partito dei demolitori, ma essendo nella stessa casa sottoposta a demolizione, si rischia di rimanere ben presto sotto le macerie e forse sarebbe più opportuno pensare ad un inizio di ricostruzione.
Tuttavia Grillo non è il solo artefice della demolizione, ad essa partecipano anche tutti coloro che non sono disposti a fare nemmeno un piccolo passo indietro rispetto a vecchie rendite di posizione ideologiche, tutti coloro che non riescono a superare il recinto dei veti incrociati, delle contrapposizioni personalistiche.
Ben venga allora una revisione dei vertici dei due principali partiti Pd e Pdl  che possa essere viatico per una serena discussione su precisi e oculati punti programmatici onde arrivare, in tempi brevi, alla formazione di un governo che possa portare il paese oltre il pericoloso stallo istituzionale in cui attualmente si trova.
Beninteso non sono un fautore di governissimi e papocchi vari, ma come nel 1976, quando  la tragica fine di Aldo Moro, pur impedendo la realizzazione di quel progetto politico denominato "compromesso storico", riuscì comunque ad unire le forse politiche di allora, nella battaglia contro il terrorismo delle brigate rosse, anche oggi è necessaria un'onesta aggregazione di forze politiche che abbia come obiettivo il bene del paese.
In ballo c'è il destino di tante persone appartenenti soprattutto ai ceti più deboli ed è necessario assumersi la responsabilità della ricostruzione,  più che continuare in quell'opera di demolizione che, allo stato attuale, appare davvero priva di senso.

lunedì 1 aprile 2013

Buona Pasqua nel ricordo di un amico.

http://images2.gazzettaobjects.it/Media/Foto
Una buona abitudine, in famiglia o tra amici veri, è quella di rivolgere il pensiero, soprattutto nei momenti di gioia, a coloro che purtroppo non ci sono più.
Così anch'io nello scrivere questo post per fare gli auguri di Pasqua a tutti gli amici, ho il piacere di ricordare Enzo Jannacci che da qualche giorno, purtroppo, ci ha lasciato. Non lo conoscevo di persona, ma non fa differenza perchè per me è sempre stato uno di famiglia, uno di quegli zii che non vedi l'ora che vengano a trovarti, perchè sono divertenti e soprattutto fuori dai clichè.
Jannacci, già titolare di una professione, quella di cardiologo, abbastanza importante è stato un grande musicista jazz, avendo suonato con i più grandi jazzisti internazionali, tra cui Chet Baker.
Ma è stato anche cabarettista, attore e cantante, introducendo un linguaggio nuovo all'interno del panorama abbastanza asettico della musica leggera italiana degli anni 60-70. Famosissima la sua "Vengo anch'io? No, tu no!" diventata un "cult" della nostra lingua parlata, ma non c'era testo di ogni sua canzone che non affrontasse un tema sociale o culturale, che non evidenziasse le contraddizioni di quella società finto-borghese di cui era comunque consapevole di far parte. Ciò tuttavia non gli ha mai impedito di stare dalla parte dei più deboli, dalla parte dei poveri, dei disadattati, rappresentando il  loro malinconico disincanto, la lora tipica ironia popolana, conferendo ai suoi testi un che di surreale. Il caro amico Enzo ci mancherà molto, ma nello stesso tempo basterà ricordare la sua schioccante risata, il suo guardare un po ingenuo e perplesso per farci ritornare il sorriso e chissà, magari martedì prossimo sarà lì, al suo funerale..".per vedere di nascosto l'effetto che fa."
Concludo con il video di "El Purtava I Scarp Del Tennis" che tra le sue tante belle canzoni è, a mio modo di vedere,  una delle più rappresentative del suo modo d'essere, della sua grande umanità.

Serena e felice Pasqua a tutti.

 

martedì 19 marzo 2013

Morto un papa, se ne fa un altro.

http://3.bp.blogspot.com
 
Questo celebre proverbio, prendendo spunto dalle successioni papali, esprime il concetto del "nessuno è insostituibile."  dando voce, allo stesso tempo, ad un pragmatico fatalismo, quello che ci fa dire che la vita, seppur nefasta, comunque continua.
Dal punto di vista lessicale, l'ultima vicenda vaticana ha sicuramente tolto credibilità a questo antico detto, poichè un nuovo papa è stato nominato pur non essendo avvenuta la morte del predecessore, ma nel contempo ne ha rafforzato l'idea di fondo,  visto che, oggi più che mai, si può affermare che chiunque può essere sostituito, qualsiasi carica o potere egli abbia,
In realtà le dimissioni di papa Ratzinger e la successiva proclamazione di Papa Francesco vanno ben oltre il contraddire un comune modo di dire. Tale cessione di potere e responsabilità rappresentano un fatto eclatante nella storia della Chiesa Cattolica in cui la pur possibile abdicazione di un papa non si avverava dai tempi di  Papa Gregorio XII (in carica dal 1406 al 1415), periodo del cosiddetto scisma d'occidente dove regnarono contemporaneamente ben 3 papi.
Si comprenderà allora che l'abdicazione di Benedetto XVI, illazioni dietrologiche a parte, è pur sempre un evento anomalo nel compassato cammino della Chiesa romana. Penso tutti abbiano ancora negli occhi l'immagine di papa Wojtyła, col tremolio delle sue mani, col suo faticoso incedere, continuare nella sua funzione di Vescovo di Roma, nella sua missione di Capo della chiesa ed avanzare, nel suo personale calvario, fino alla morte.
Nel caso di Ratzinger, invece, è come se Cristo, ad un certo punto dell'ascesa al Calvario avesse chiesto di essere sostituito. Non vorrei sembrare blafemo, perchè in realtà ciò è una semplice constatazione del fatto che un papa, aldilà del discutibile dogma dell'infallibilità, dell'assoluto potere di cui sembra disporre, rimane pur sempre un uomo, con i suoi pregi e difetti, con tutte le sue umane debolezze. Del resto uno dei principi della dottrina cristiana è proprio la doppia dimensione, umana e divina, di Cristo (peraltro avverso da varie concezioni eretiche che ne esaltano l'una o l'altra),  ma nemmeno la più estrema e integralista concezione cattolica, può davvero pensare che nell'uomo Papa possa esistere quel "divino" dualismo. Occorre quindi accettare e magari anche apprezzare la semplice natura umana, viceversa il confronto Wojtyla - Ratzinger darebbe il via a dubbi e perplessità di ordine teologico e non, che certamente creerebbero confusione rispetto ad una "verità" che soltanto i diretti interessati conoscono.Volendo comunque azzardare un'ipotesi sulla decisione di Benedetto XVI, si potrebbe trattare di un'inversione di tendenza, da parte dei vertici ecclesiastici, nei confronti della successione papale che d'ora in poi, priviligerebbe più gli aspetti "pratico - politici" che quelli strettamente legati alla tradizione.
Un' ipotesi, a mio modo di vedere, suffragata proprio dalla scelta dei cardinali del conclave del nuovo papa Jorge Mario Bergoglio. Mai prima d'ora, infatti, la nomina papale aveva riguardato un cardinale d'oltre oceano, espressione tra l'altro  di una chiesa, quella sudamericana, molto lontana da Roma, non solo geograficamente. Un papa che sembra voler orientare la sua Pastorale soprattutto verso il sociale, ritornando ad una Chiesa più vicina alle necessità dei deboli, che agli affari e agli intrighi diplomatici, insomma un ritorno alla "Chiesa degli ultimi".
Sarebbe davvero un  buon viatico in un tempo così difficile per l'umanità intera.

venerdì 8 marzo 2013

Buon 8 marzo dalla Città della Gioia, in Congo.


Celebrare la giornata internazionale della donna è un impegno che ho sempre assunto con gioia. Nel contempo sono sempre stato un po' scettico rispetto agli aspetti mondani dell' 8 marzo, quelli che ben si identificano con il termine "festa" e che fanno piacere soprattutto a molti operatori commerciali. Così penso che tutti quegli uomini che credono che celebrare la figura femminile si riduca a regalare un rametto di mimosa o magari un gioiello, farebbero bene a riflettere sui loro comportamenti nei confronti delle loro mogli, compagne, madri, sorelle o amiche, durante i restanti 364 giorni dell'anno. Allo stesso modo, a tutte quelle donne che, forse per un legittimo senso di rivalsa, pensano di festeggiare l'8 marzo scimmiottando certe deleterie abitudini degli uomini, tipo streap-tease maschili o peggio, consiglierei di dedicare quel tempo privilegiando azioni e discussioni più costruttive.
Per celebrare degnamente questa giornata preferisco quindi scrivere di realtà in cui la donna è simbolo di lotta, di rinascita da tutte le oppressioni a cui, purtroppo, è in genere sottoposta.
Ecco allora un grande segnale provenire dal Bukavu, cittadina del Congo ai confini con Rwanda e Burundi, sita in un'area tra le più ricche di risorse del mondo, ma dove la povertà è inconcepibile. Dove piove quasi tutti i giorni, ma non c'è nè acqua, nè elettricità, dove esistono terre tra le più fertili, ma la gente muore di fame. Sita in una nazione come il Congo, dove i resoconti della violenza sessuale potrebbero fornire materiale a migliaia e migliaia di film horror. Non si tratta di“semplici” stupri, ma di assalti sadici che comprendono mutilazioni, torture, umiliazioni e – abbastanza spesso – femminicidio finale.
E' in questo contesto che è nata "La città della Gioia delle donne" un insediamento ideato e costruito da alcune donne congolesi, stanche di essere "oggetto" della vita di altri, che hanno capito che per essere "soggetto" della propria vita occorre innanzitutto avere un'autonomia economica. Così mettendo insieme i loro scarsi averi, hanno iniziato a lavorare a questo progetto, superando ostacoli di ogni genere, A loro si è unita, nel febbraio scorso, Eve Ensler e la sua "V Day" (organizzazione che porta in giro per il mondo gli spettacoli in cui sono rappresentati i testi del suo “I monologhi della vagina”) che ha portato solidarietà e soprattutto fondi affinchè la "Women City of Joy" potesse diventare una realtà duratura.
La Città della Gioia ospiterà ogni anno 180 donne. E’ un complesso che comprende grandi aule, cortili, verande: sarà la loro “università”, quelle in cui le sopravvissute allo stupro e alla tortura, in maggioranza analfabete, acquisiranno conoscenze per poi istruire altre donne nei loro villaggi.
Ci sono corsi sui diritti umani, corsi di autodifesa, corsi professionali e di agricoltura e di uso del computer; c’è la volontà di esorcizzare i traumi con le sessioni terapeutiche e la danza, ma soprattutto ci sono loro, le donne che hanno costruito con le loro stesse mani la Città. Hanno subito abusi brutali per anni, sono state violate con fucili d’assalto e bastoni di legno, il che ne ha lasciate molte sterili e incontinenti per il resto della loro vita: eppure, nessuno è riuscito a spezzarne lo spirito.
Scrive la Ensler: "Ho ascoltato in queste settimane le storie che hanno buttato tante di queste ragazze nel buio. Storie di una ragazza il cui nonno aveva violentata e messa incinta, storie di ragazze esiliate ed espulse dopo stupri o anche dopo avere avuto bambini.
In uno dei nostri esercizi ho chiesto alle ragazze di darsi un nuovo nome, un nome che potrebbe descrivere e portare il significato di ciò che esse sono diventate qui e poi scrivere la loro nuova autobiografia. Alcuni dei loro nuovi nomi: Stella, Luce, Vittoria, Amore, Sara (perché era bella e ha lavorato), la regina."
Ci sarebbe ancora tanto da scrivere sulla forza, sul coraggio delle donne congolesi, ma credo questo mio piccolo contributo renda comunque l'idea del grande significato sociale della loro azione e che il loro esempio possa infondere fiducia a tutte le donne che ogni giorno lottano per una concreta parità di genere.

Vi lascio con le parole di Madre Teresa di Calcutta:
 
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l'importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.


Buon 8 marzo!



Fonti: www.macondo.it
          www.vday.org

sabato 2 marzo 2013

Politiche 2013 senza vincitori se non vince anche l'Italia.

IL risultato delle ultime consultazioni elettorali è stato, sotto il piano della governabilità, il peggiore che ci si potesse aspettare, segnando il fallimento del bipolarismo e consegnando l'immagine di un paese dal futuro politico sempre più incerto.
Mai come in questo caso si può affermare che in realtà non ha vinto nessuno.
Non hanno sicuramente vinto personaggi illustri come Fini e Di Pietro addirittura non rieletti come deputati o i nuovi movimenti di Ingroia e Giannino che non hanno raggiunto il quorum necessario. Non ha vinto Casini, giunto con l'Udc al suo minimo storico(1,9%) che di per sè avrebbe escluso il partito dal parlamento e salvato soltanto perchè  "miglior perdente" all'interno della coalizione di centro, dove anche Monti, pur avendo ottenuto un discreto consenso, è ben lontano da percentuali tali da garantirgli di essere determinante per la formazione di un'ipotetica maggioranza di governo.
Non ha vinto la Lega, tornata ad essere un partito dalla consistenza e valenza prettamente regionale e trainata in parlamento soltanto perchè in coalizione con il Pdl.
E nemmeno Berlusconi e il Pdl possono ritenersi vincitori  poichè malgrado affermino di aver recuperato rispetto ai sondaggi (dato davvero empirico), hanno invece perso più di 15 punti percentuali rispetto alle politiche del 2008  e non ha vinto il centrosinistra, come ha onestamente riconosciuto Bersani, in quanto pur avendo ottenuto il maggior numero di voti, non raggiunge comunque il quorum per avere la maggioranza nei due rami parlamentari.
Ho lasciato per ultimo il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che da più parti viene indicato come l'unico vincitore di queste elezioni politiche. Effettivamente il 25,5% ottenuto dal suo movimento è un risultato unico nella storia, per una forza che praticamente partiva da zero, ma come già accennavo alla vigilia elettorale, questo grandissimo consenso popolare rischia di non servire a nulla se non lo si mette al servizio del paese. Intendo che il M5S, non dovrebbe lasciarsi scappare l'occasione di realizzare almeno alcuni dei suoi punti programmatici, quali ad esempio la riforma della legge elettorale, la riduzione dei costi della politica, la lotta alla corruzione. E' implicito che per fare queste riforme, non avendo una maggioranza parlamentare, il movimento debba ricercare un'allenza che alla luce dei fatti dovrà essere con chi avrà l'incarico, da parte del Presidente della Repubblica, di formare il nuovo governo. Questi potrà non essere necessariamente Bersani, ma sicuramente sarà espressione del Partito Democratico.
Purtroppo Beppe Grillo va ancora avanti a forza di battute e soprattutto dichiara che non voterà la fiducia all'eventuale governo del centrosinistra, a prescindere dalla proposta politica. Spero sia solo una tattica per mettere un po' di pressione e che l'ex comico genovese non contraddica le decisioni che il suo stesso movimento ha attuato in Sicilia , dove tuttora appoggia il candidato del centrosinistra Crocetti e dove ha ottenuto anche importanti incarichi istituzionali.
In ballo ci sono le sorti del popolo italiano di cui fanno parte tutti coloro che hanno gremito piazza San Giovanni nell'ultimo comizio di Grillo, tutti coloro che hanno conferito al M5S un eccezionale consenso e che, passata la giusta euforia per la vittoria elettorale, attendono ora provvedimenti concreti che contribuiscano alla risoluzione dei tanti problemi esistenti.
Sarebbe davvero un peccato se essi rimanessero ancora una volta delusi.