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sabato 11 maggio 2013

Una dedica per le mamme e per tutte le donne.

http://4.bp.blogspot.com/
Il mese di maggio è il mese dei fiori, ma io l'ho sempre considerato come un mese dedicato alle donne. Forse ciò deriva dalla mia infanzia e prima adolescenza vissuta secondo i canoni della tradizione cattolica, dove maggio è dedicato alla Madonna, una delle poche figure femminili presenti nel Vecchio e Nuovo Testamento. Una  figura tuttavia di particolare rilevanza, visto che assurge addirittura al ruolo di "Madre di Dio".
Vari sono i post da me dedicati alla figura femminile, specie  come simbolo della lotta contro ogni prevaricazione maschile, onde acquisire una reale parità di genere.
Ma ho anche piacere a pensare la donna come simbolo di dolcezza e femminilità ed anche come meta ambita da ogni uomo innamorato, come riferimento della riconoscenza di ogni figlio o fratello, come straordinaria condivisione di chi riesce ad avere una donna come amico.
Domani è la classica Festa della mamma e, aldilà del mio scetticismo verso questo tipo di celebrazioni artefatte, colgo l'occasione per dedicare a tutte quelle fidanzate, spose, compagne , madri, sorelle e amiche una mia poesia di gioventù (una di quelle che si scrivono dopo un amore iniziato  a marzo e finito a aprile) e la splendida "Magnolia" dei Negrita.

Buon mese di maggio a tutte.

Sera di maggio
 
Sera di maggio dolce armonia
di passeri sui rami fioriti
chiarore notturno che illumina
le falde di povere case.
 
Miriadi di stelle nel cielo rossastro
dove trasognato si perde
lo sguardo di allegre fanciulle
col cuore all'amore novello.
 
Sera di maggio, granuli gialli
trasportati dal vento nell’aria
insieme a nostalgiche eco
di lontane tristezze.
 
Ricordi inprovvisi
che stringono forte il mio cuore
ma è un attimo 
la brezza sottile e sfuggente
mi ha già riportato a sognare.
 

 
 

venerdì 8 marzo 2013

Buon 8 marzo dalla Città della Gioia, in Congo.


Celebrare la giornata internazionale della donna è un impegno che ho sempre assunto con gioia. Nel contempo sono sempre stato un po' scettico rispetto agli aspetti mondani dell' 8 marzo, quelli che ben si identificano con il termine "festa" e che fanno piacere soprattutto a molti operatori commerciali. Così penso che tutti quegli uomini che credono che celebrare la figura femminile si riduca a regalare un rametto di mimosa o magari un gioiello, farebbero bene a riflettere sui loro comportamenti nei confronti delle loro mogli, compagne, madri, sorelle o amiche, durante i restanti 364 giorni dell'anno. Allo stesso modo, a tutte quelle donne che, forse per un legittimo senso di rivalsa, pensano di festeggiare l'8 marzo scimmiottando certe deleterie abitudini degli uomini, tipo streap-tease maschili o peggio, consiglierei di dedicare quel tempo privilegiando azioni e discussioni più costruttive.
Per celebrare degnamente questa giornata preferisco quindi scrivere di realtà in cui la donna è simbolo di lotta, di rinascita da tutte le oppressioni a cui, purtroppo, è in genere sottoposta.
Ecco allora un grande segnale provenire dal Bukavu, cittadina del Congo ai confini con Rwanda e Burundi, sita in un'area tra le più ricche di risorse del mondo, ma dove la povertà è inconcepibile. Dove piove quasi tutti i giorni, ma non c'è nè acqua, nè elettricità, dove esistono terre tra le più fertili, ma la gente muore di fame. Sita in una nazione come il Congo, dove i resoconti della violenza sessuale potrebbero fornire materiale a migliaia e migliaia di film horror. Non si tratta di“semplici” stupri, ma di assalti sadici che comprendono mutilazioni, torture, umiliazioni e – abbastanza spesso – femminicidio finale.
E' in questo contesto che è nata "La città della Gioia delle donne" un insediamento ideato e costruito da alcune donne congolesi, stanche di essere "oggetto" della vita di altri, che hanno capito che per essere "soggetto" della propria vita occorre innanzitutto avere un'autonomia economica. Così mettendo insieme i loro scarsi averi, hanno iniziato a lavorare a questo progetto, superando ostacoli di ogni genere, A loro si è unita, nel febbraio scorso, Eve Ensler e la sua "V Day" (organizzazione che porta in giro per il mondo gli spettacoli in cui sono rappresentati i testi del suo “I monologhi della vagina”) che ha portato solidarietà e soprattutto fondi affinchè la "Women City of Joy" potesse diventare una realtà duratura.
La Città della Gioia ospiterà ogni anno 180 donne. E’ un complesso che comprende grandi aule, cortili, verande: sarà la loro “università”, quelle in cui le sopravvissute allo stupro e alla tortura, in maggioranza analfabete, acquisiranno conoscenze per poi istruire altre donne nei loro villaggi.
Ci sono corsi sui diritti umani, corsi di autodifesa, corsi professionali e di agricoltura e di uso del computer; c’è la volontà di esorcizzare i traumi con le sessioni terapeutiche e la danza, ma soprattutto ci sono loro, le donne che hanno costruito con le loro stesse mani la Città. Hanno subito abusi brutali per anni, sono state violate con fucili d’assalto e bastoni di legno, il che ne ha lasciate molte sterili e incontinenti per il resto della loro vita: eppure, nessuno è riuscito a spezzarne lo spirito.
Scrive la Ensler: "Ho ascoltato in queste settimane le storie che hanno buttato tante di queste ragazze nel buio. Storie di una ragazza il cui nonno aveva violentata e messa incinta, storie di ragazze esiliate ed espulse dopo stupri o anche dopo avere avuto bambini.
In uno dei nostri esercizi ho chiesto alle ragazze di darsi un nuovo nome, un nome che potrebbe descrivere e portare il significato di ciò che esse sono diventate qui e poi scrivere la loro nuova autobiografia. Alcuni dei loro nuovi nomi: Stella, Luce, Vittoria, Amore, Sara (perché era bella e ha lavorato), la regina."
Ci sarebbe ancora tanto da scrivere sulla forza, sul coraggio delle donne congolesi, ma credo questo mio piccolo contributo renda comunque l'idea del grande significato sociale della loro azione e che il loro esempio possa infondere fiducia a tutte le donne che ogni giorno lottano per una concreta parità di genere.

Vi lascio con le parole di Madre Teresa di Calcutta:
 
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l'importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.


Buon 8 marzo!



Fonti: www.macondo.it
          www.vday.org

giovedì 8 marzo 2012

L' 8 marzo e la lotta di tante donne per la foresta amazzonica.

http://www3.lastampa.it/typo3temp/pics/e869a4fd68.jpg
Se si guardasse all' 8 marzo come  fenomeno puramente commerciale si farebbe magari un piacere a qualche settore della nostra economia, tipo i fiorai, i gioielleri o i ristoratori, ma certo si presterebbe il fianco alla giusta irritazione di tutte quelle donne che lottano ogni giorno per una reale parità con il genere maschile. Nel contempo si darebbe voce a chi invece considera la festa della donna come avvenimento folkoristico fine a se stesso.
Ecco perchè, proprio per valorizzare in qualche modo questa giornata, accolgo con piacere l'invito del blog laretedellereti a pubblicizzare un evento che nasce dalla volontà di tante donne determinate a far si che un ennesimo disastro ecologico e sociale non venga perpetuato in Brasile. Un disastro che riguarderà la foresta pluviale amazzonica.

Per questo è stata indetta una sollevazione planetaria contro il presidente brasiliano Dilma Rousself  perché, come fa notare il gruppo facebook  donne ultraviolette: “l’approvazione e i lavori della diga Belo Monte sul fiume Xingu, causerà non solo la distruzione di 40.000 indios e dell’ecosistema locale, ma anche dell’intero pianeta. Questa diga è la prima di un’intera serie di altre grandi dighe, strade e infrastrutture che devasteranno la regione amazzonica. E quel che più ci indigna è che una simile decisione sia stata presa PROPRIO da una presidente DONNA, dal passato di combattente vicina agli ultimi: CONTRO il tradimento di questa donna reclamiamo una sollevazione femminile planetaria."

A questo proposito riporto uno stralcio dell'articolo di Maurizio Villone apparso su La Stampa.it:

"Il tema della diga di Belo Monte risulta essere di grande interesse probabilmente perché tocca corde sensibili come l’ambiente, le etnie schiacciate dagli interessi economici, la natura, il Brasile.
Il problema è estremamente complesso e più che trentennale. Negli anni ottanta era già stato affrontato da Sting insieme a un gruppo di indios. Anzitutto ci sono in ballo interessi giganteschi. Gli attori sono molti: l’azienda idroelettrica e tutte le altre coinvolte nella enorme mole di lavoro, investitori, ingegneri e ricercatori, ambientalisti, fazenderos, il territorio interessato (incluso il fiume e gli animali, il quale merita lo stesso rispetto delle persone), gli indios*, i preti e gli abitanti il territorio in generale e, non ultimo ovviamente, il governo brasiliano.

martedì 28 febbraio 2012

La rete delle reti femminili.


E' con   grande piacere  che pubblico questo post, all'indomani della piacevole scoperta di una nuova realtà della rete. Un blog di lavoro che, come ne recita la descrizione, nasce per costruire la rete delle reti femminili. Un portale collettivo che "intende essere un nuovo strumento collettivo per fare rete fra donne. E' suo scopo immediato e concreto mettere a disposizione di tutte un contenitore trasversale e interattivo volto ad accelerare il processo di formazione del "cervello collettivo" del pensiero femminile."

venerdì 9 dicembre 2011

"Se non le donne chi?" di nuovo in piazza domenica 11 dicembre

http://static.rbcasting.com
Mi unisco al blog di farfallalegger@, per pubblicizzare questa  manifestazione  che riporta in piazza l'impegno di tante donne:

“Se non le donne chi?”. Domenica 11 dicembre 2011 torna in piazza Se Non Ora Quando, il movimento che il 13 febbraio scorso ha mobilitato più di un milione di donne per chiedere riaffermare la propria dignità.