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venerdì 8 marzo 2013

Buon 8 marzo dalla Città della Gioia, in Congo.


Celebrare la giornata internazionale della donna è un impegno che ho sempre assunto con gioia. Nel contempo sono sempre stato un po' scettico rispetto agli aspetti mondani dell' 8 marzo, quelli che ben si identificano con il termine "festa" e che fanno piacere soprattutto a molti operatori commerciali. Così penso che tutti quegli uomini che credono che celebrare la figura femminile si riduca a regalare un rametto di mimosa o magari un gioiello, farebbero bene a riflettere sui loro comportamenti nei confronti delle loro mogli, compagne, madri, sorelle o amiche, durante i restanti 364 giorni dell'anno. Allo stesso modo, a tutte quelle donne che, forse per un legittimo senso di rivalsa, pensano di festeggiare l'8 marzo scimmiottando certe deleterie abitudini degli uomini, tipo streap-tease maschili o peggio, consiglierei di dedicare quel tempo privilegiando azioni e discussioni più costruttive.
Per celebrare degnamente questa giornata preferisco quindi scrivere di realtà in cui la donna è simbolo di lotta, di rinascita da tutte le oppressioni a cui, purtroppo, è in genere sottoposta.
Ecco allora un grande segnale provenire dal Bukavu, cittadina del Congo ai confini con Rwanda e Burundi, sita in un'area tra le più ricche di risorse del mondo, ma dove la povertà è inconcepibile. Dove piove quasi tutti i giorni, ma non c'è nè acqua, nè elettricità, dove esistono terre tra le più fertili, ma la gente muore di fame. Sita in una nazione come il Congo, dove i resoconti della violenza sessuale potrebbero fornire materiale a migliaia e migliaia di film horror. Non si tratta di“semplici” stupri, ma di assalti sadici che comprendono mutilazioni, torture, umiliazioni e – abbastanza spesso – femminicidio finale.
E' in questo contesto che è nata "La città della Gioia delle donne" un insediamento ideato e costruito da alcune donne congolesi, stanche di essere "oggetto" della vita di altri, che hanno capito che per essere "soggetto" della propria vita occorre innanzitutto avere un'autonomia economica. Così mettendo insieme i loro scarsi averi, hanno iniziato a lavorare a questo progetto, superando ostacoli di ogni genere, A loro si è unita, nel febbraio scorso, Eve Ensler e la sua "V Day" (organizzazione che porta in giro per il mondo gli spettacoli in cui sono rappresentati i testi del suo “I monologhi della vagina”) che ha portato solidarietà e soprattutto fondi affinchè la "Women City of Joy" potesse diventare una realtà duratura.
La Città della Gioia ospiterà ogni anno 180 donne. E’ un complesso che comprende grandi aule, cortili, verande: sarà la loro “università”, quelle in cui le sopravvissute allo stupro e alla tortura, in maggioranza analfabete, acquisiranno conoscenze per poi istruire altre donne nei loro villaggi.
Ci sono corsi sui diritti umani, corsi di autodifesa, corsi professionali e di agricoltura e di uso del computer; c’è la volontà di esorcizzare i traumi con le sessioni terapeutiche e la danza, ma soprattutto ci sono loro, le donne che hanno costruito con le loro stesse mani la Città. Hanno subito abusi brutali per anni, sono state violate con fucili d’assalto e bastoni di legno, il che ne ha lasciate molte sterili e incontinenti per il resto della loro vita: eppure, nessuno è riuscito a spezzarne lo spirito.
Scrive la Ensler: "Ho ascoltato in queste settimane le storie che hanno buttato tante di queste ragazze nel buio. Storie di una ragazza il cui nonno aveva violentata e messa incinta, storie di ragazze esiliate ed espulse dopo stupri o anche dopo avere avuto bambini.
In uno dei nostri esercizi ho chiesto alle ragazze di darsi un nuovo nome, un nome che potrebbe descrivere e portare il significato di ciò che esse sono diventate qui e poi scrivere la loro nuova autobiografia. Alcuni dei loro nuovi nomi: Stella, Luce, Vittoria, Amore, Sara (perché era bella e ha lavorato), la regina."
Ci sarebbe ancora tanto da scrivere sulla forza, sul coraggio delle donne congolesi, ma credo questo mio piccolo contributo renda comunque l'idea del grande significato sociale della loro azione e che il loro esempio possa infondere fiducia a tutte le donne che ogni giorno lottano per una concreta parità di genere.

Vi lascio con le parole di Madre Teresa di Calcutta:
 
Ricordati che la pelle avvizzisce,
i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni.
Ma l'importante non cambia:
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.


Buon 8 marzo!



Fonti: www.macondo.it
          www.vday.org

giovedì 14 febbraio 2013

14 febbraio, spezza la catena.. sollevo le braccia al cielo in "One Billion Rising"


 Il miglior modo per festeggiare San Valentino? Aderiamo a One Billion Rising, flash mob planetario contro la violenza sulle donne.
"Un miliardo di donne in piazza" è l'happening promosso da Eve Ensler, drammaturga e poetessa statunitense autrice de "I monologhi della vagina", opera tradotta in 30 lingue, in cui la Ensler affronta il complesso rapporto della donna con la sua sessualità in una società violenta e che originò la nascita di un movimento contro la violenza sulle donne.
Per cercare l'evento più vicino vai sul sito http://www.onebillionrising.org.  , dove puoi anche seguire le diverse manifestazioni dell'evento, dal vivo in streaming.
A riguardo pubblico volentieri l'articolo tratto da Ansa.it

"Almeno una donna su tre nel mondo ha sofferto o soffrira' violenza nel corso della sua vita, e questo, in una popolazione che cresce veloce verso i 7 miliardi, significa un miliardo di donne: e' partendo da questo assunto che l'organizzazione V-Day, fondata dall'autrice della piece teatrale "I monologhi della vagina", Eve Ensler, per oggi, San Valentino, si aspetta che nelle piazze e nelle strade di tutto il mondo scendera' un miliardo di donne e di uomini a ballare per le strade "per fermare la violenza sulle donne".
L'iniziativa One Billion Rising (Un miliardo insorge) che ha raccolto l'adesione di 202 Paesi, oltre a 5.000 associazioni, innumerevoli ong e istituzioni, e' sintetizzata dallo slogan "Un miliardo di donne stuprate sono un'atrocita', un miliardo di donne che ballano sono una rivoluzione".
Coincide con il 15/o anniversario della nascita di V-Day, l'ong fondata nel 1998 su iniziativa di Ensler e che, attraverso la diffusione e la rappresentazione capillare dei "Monologhi", lavora in tutto il mondo per promuovere la dignita' della donna attraverso il contatto con le singole realta'. V-Day e' motore di iniziative e associazioni locali di donne di ogni eta' ed estrazione culturali che si battono contro stupro, violenza domestica, femminicidio, mutilazione genitale, schiavitu' sessuale, cultura della prevaricazione maschile, e che nel tempo si sono diffuse in realta' anche terribili, come l'Africa o l'Asia profonde. E proprio da una realta' estrema come la provincia di Kivu,nella Repubblica democratica del Congo, Eve Ensler l'8 febbraio si e' collegata telefonicamente con i media di tutto il mondo in call conference per promuovere One Billion Rising.
"Il Congo, dove ho trascorso molto tempo - ha detto Ensler nel collegamento - e' una realta' devastata da 13 anni di guerra civile in cui sono morte 7 milioni di persone e milioni di donne sono state stuprate, torturate, uccise. Ho visto cosa succederebbe se permettessimo alla violenza di continuare". Questo perche' la violenza degliuomini sulle donne "non e' legata alla cultura di un popolo o diun Paese, ma e' un problema in tutto il mondo", in quello occidentale come in Africa, attraversa tutte le classi sociali, le eta', le culture, le religioni.
"In Africa - ha detto la scrittrice e attivista - ho visto donne fra le piu' forti del mondo alzare la testa, unirsi e insieme cercare di uscire dalla caverna del patriarcato nella quale sono costrette. Sono capaci di trasformare il dolore in forza" ("From Pain to Power" e' uno degli slogan dell'iniziativa, ndr). "In India - ha proseguito - ho partecipato alle manifestazioni di indignazione seguite alla morte della ragazza di Delhi stuprata dal branco, e tante donne che marciavano mi hanno confessato commosse di sentirsi per la prima volta libere e unite. E mi sono resa conto di cosa significherebbe se un miliardo di donne in tutto il mondo si mostrassero al mondo libere e combattive, tutte insieme". E la danza, forma di espressivita' spesso usata dalle donne africane, diventa espressione libera del proprio corpo, quindi ribellione. "Sara' qualcosa di mai visto prima", dice.
Le adesioni in tutto il mondo sono milioni, specie di giovani, ma anche istituzioni, governi, e uomini, alcuni dei quali come celebrita' hanno sono testimonial, da Robert Redford al Dalai Lama. In Italia la manifestazione del 14 febbraio e' promossa da V-Day Modena e hanno aderito decine di associazioni, fra cui Se Non Ora Quando?, Emergency, G.I.U.L.I.A., Udi, Cgil Action Aid, Telefono Rosa, Doppia Difesa oltre a centinaia di associazioni femministe e sociali in tutte le citta', che si organizzeranno autonomamente con "flash mob" in piazze e strade."