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lunedì 20 agosto 2012

La vicenda Ilva e la comparsa di Idra, il mostro a nove teste

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Il periodo delle vacanze estive che più o meno inizia a metà luglio, per terminare a fine agosto è quello in cui si è meno portati a pensare agli eventi socio-politici che ci ruotano attorno.
Anch'io non mi sottraggo a questa tendenza non tanto perchè sia in vacanza, quanto perchè con figli e nipoti passo gran parte del mio tempo fuori di casa e devo dire che non ho tanta voglia di riflettere e magari scrivere su ciò che comunque in Italia e nel mondo accade.
Tuttavia la vicenda dell'Ilva di Taranto non può fare a meno di colpirmi, data  la vicinanza del capoluogo jonico alla terra in cui vivo e conseguentemente perchè molti amici e parenti vi ci lavorano, .
La vicenda è nota: il 25 luglio scorso il Gip Patrizia Todisco mette sotto sequestro 6 aree dell'acciaieria finalizzando lo stesso al «blocco delle specifiche lavorazioni» e allo «spegnimento degli impianti», perchè «vi è una grave ed attualissima situazione di emergenza ambientale e sanitaria in cui versa il territorio di Taranto, imputabile alle emissioni inquinanti (convogliate, diffuse e fuggitive) dello stabilimento Ilva e segnatamente di quegli impianti ed aree del siderurgico sottoposti a vincolo cautelare».
La prima conseguenza del sequestro è che circa 8000 lavoratori sono rimasti  a casa senza lavoro, per cui è scattata la ragionevole e ovvia protesta che ha assunto, man mano, toni molto concitati. Allora ecco  improvvisamente apparire lo Stato che, come Idra il mitologico mostro con nove teste a forma di serpente, si sorprende che una delle sue teste (il Gip Todisco) abbia agito con una iniziativa tanto veemente. Tutte le altre teste:  comune, provincia, regione, ARPA, governo etc.  che fanno parte dello stesso corpo, ma che sembra non abbiano relazioni tra loro, cominciano a scuotersi nervosamente, a prendere posizioni tra le più variegate, come se il problema Ilva-Taranto sorgesse solo oggi.
In realtà sono decenni che le organizzazioni ambientali istituzionali e non,  evidenziano come l'azienda non abbia mai rispettato i protocolli ambientali. E'' vero che  non si possono attribuire tutte le colpe all'attuale dirigenza (Riva e figli) che hanno ereditato responsabilità delle precedenti gestioni, ma certamente anch'essi non hanno contribuito a migliorare la situazione esistente.  Tuttavia la domanda che mi pongo  è: "dov'erano tutte le varie teste di... Idra in questi decenni?"
La risposta è molto semplice: latitavano!
Ecco perchè sotto questo punto di vista l'azione del Gip è stata positiva, poichè malgrado i disagi e la rabbia giusta dei lavoratori dell'Ilva, essa forse sarà finalmente portatrice di una valida soluzione che salvaguardi gli interessi di tutti.
Comprendo i molti cittadini di Taranto che sono sempre stati tolleranti nei confronti dell'acciaieria, ben consapevoli che magari soltanto essa poteva garantire un avvenire ai loro figli. Hanno fatto ciò scegliendo il male minore o, per meglio dire, quello più lontano nel tempo. E' ora però che tutte le componenti in causa, svestendo una volta per tutte la pelle di Idra, agiscano all'unisono ed in modo che i Tarantini non debbano più subire questa sorta di ricatto socio-morale.
La salute pubblica e il diritto al lavoro devono andare di pari passo, metterli in contrapposizione può rappresentare un grave pericolo per la comunità.

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lunedì 11 ottobre 2010

Dagli al mostro...

Michele, zio di Sara Scazzi e suo dichiarato assassino è chiuso in isolamento nel carcere di Taranto. Qualche fonte di stampa arriva ad ipotizzare che pensi al suidicio evidenziando come il paranormale applicato al giornalismo diventi stereotipo per attirare l'attenzione morbosa di taluni lettori.
Di sicuro Michele Misseri è difeso soltanto dall' avvocato d'ufficio e anche questo è indicativo del fatto che c'è mostro e mostro...
Se solo si pensa ai famosi collegi di difesa di tanti altri "mostri" tipo quelli della strage del Circeo di qualche anna fa, dove venne barbaramente trucidata una ragazza e ridotta in fin di vita un'altra, si capisce che la radice sociale vale pure per i "mostri".
Ma il "dagli al mostro" sport molto praticato nei paesi poveri o dei neo o finti ricchi come l'Italia, imperversa a partire dal "a morte Michele" delle ragazzine compagne di scuola di Sara, passando per il manifesto di stoffa recante la scritta "Pena di Morte etc.."  fatto portare a scuola da una mamma veramente zelante e forse molto vogliosa di essere poi intervistata da qualche televisione compiacente, finendo alle telefonate minacciose alla famiglia dello zio assassino da parte di anonimi che, come tanti opinionisti televisivi, hanno già scritto la sentenza..
Di certo la magistratura e le Forze dell'Ordine fanno sapere che non considerano per nulla conclusa la vicenda, giacchè molte domande non hanno ancora una risposta e molte sono ancora le contraddizioni che man mano emergono, dai vari verbali dell'interrogatorio dell'imputato.  Due domande per tutte:
"Come e perchè Sara si trovava da sola, nel garage dell zio, essendo già stata  molestata dallo stesso? "
"E come mai Michele passa improvvisamente dalle molestie (peraltro evinte soltanto per sua ammissione) ad assassino e necrofilo violentatore?"
Gli inquirenti stanno proprio tentando di dare una risposta plausibile a queste domande e mi auguro che ce la possano fare, forse scoprendo che non ci voleva poi molto per salvare la vita di una ragazza di 15 anni e per far sì che non si creasse un altro mostro.

wiska   chi lotta vive!