Visualizzazione post con etichetta giustizia sportiva. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giustizia sportiva. Mostra tutti i post

giovedì 6 settembre 2012

U.S. Lecce, una vicenda (poco) sportiva!

 
C'era una volta una società di calcio che poteva essere considerata un modello. La considerazione di cui godeva non riguardava tanto  i risultati ottenuti sul campo, che seppure discreti le avevano consentito soltanto di fare la spola tra la massima serie e la serie B, ma atteneva l'aspetto economico-finanziario della sua struttura societaria.
Le oculate campagne acquisti, scevre dalla rincorsa al nome altisonante, ma tendenti all'acquisizione di buoni calciatori di categoria, unite ad un'accurata politica del settore giovanile le permettevano di essere una delle poche società italiane a chiudere ogni campionato con il bilancio non in rosso.
Sto parlando dell'U.S. Lecce che, come molti sapranno, dopo essere retrocessa in serie B nello scorso campionato, è stata ulteriormente retrocessa in Lega Pro (la vecchia Serie C), perchè accusata di aver illecitamente determinato il risultato della gara Bari - Lecce del campionato 2010/2011, versando 200 mila Euro ad alcuni calciatori del Bari.
 Ciò che di più impressiona è il repentino passaggio dell'Unione Sportiva, dalla posizione di società "modello" a quella molto meno virtuosa di società invischiata in vicende così losche. Già questo, a prescindere dalle decisioni della giustizia sportiva, è motivo di disappunto per chi scrive, per i sostenitori giallorossi e per gli sportivi in generale. Uno staff dirigenziale serio e onesto, come quello di cui scrivevo, non dovrebbe avere rapporti con ambigui faccendieri quali quelli implicati nel fattaccio di Bari. Evidentemente il passaggio generazionale all'interno della famiglia Semeraro, ai vertici della dirigenza della società salentina, non ha giovato. La pacata e saggia esperienza dell'ex presidente Giovanni, a cui va dato il merito di aver risollevato, anni fa, le sorti del Lecce, ha lasciato il posto alla giovane inesperienza del figlio Pierandrea. Questi invece di portare nuove e concrete idee, ha forse pensato che tutto si potesse risolvere in una politica d'immagine fine a se stessa, intraprendendo relazioni d'affari con persone di dubbia morale, con personaggi che con il calcio "pulito" avevano poco a che fare ed allontanando nel contempo quelli che, insieme al padre, avevano contribuito alla realizzazione del progetto Lecce (vedesi Luigi Di Canio, che aveva introdotto l'innovativa figura di allenatore-direttore sportivo, unica al momento in Italia).
Tutto questo ha avuto come risultato, oltre alla citata esclusione dal campionato cadetto, la cessione quasi gratuita del pacchetto azionario al gruppo Tesoro, dissolvendo così un patrimonio che nel corso degli anni era stato, come descritto, faticosamente costruito.
L'amarezza che pervade tutti noi che abbiamo a cuore questa gloriosa società, non può neanche essere attenuata dalla constatazione  che la giustizia sportiva, come altre volte dimostrato, sia una giustizia di tipo sommario.  Non voglio nemmeno approfondire la questione e rimando gli interessati alla lettura degli atti, dove scopriranno che le prove addotte dal procuratore federale sono al massimo indiziarie, ma resto della convinzione che una dirigenza societaria più matura non avrebbe dato origine a questi "indizi".
Per sdrammatizzare dico solo che tutta la vicenda calcio-scommesse 2012 sembra più che altro una congiura dei "baresi", visto che i principali accusatori sono ex calciatori del Bari (Bellavista e Andrea Masiello) e che a pagare sono stati solo i "leccesi"! (Antonio Conte e il Lecce).



 

venerdì 4 maggio 2012

Un bel Calcio... in culo a tutti

http://www.sportreggio.it/wp-content/uploads/2011/06/crime.jpg
La tragica vicenda legata alla morte del calciatore Morosini ha attraversato il mondo del calcio dando luogo ad una riflessione profonda e spero non momentanea. Purtroppo a fare da sfondo ci sono le notizie in merito allo scandalo Calcioscommesse che si va allargando  a macchia d'olio, coinvolgendo tesserati ed anche dirigenti di società.

martedì 11 gennaio 2011

Dio non tifa Napoli.

Accade spesso che gli sportivi ricorrano a dei simboli religiosi prima, durante e dopo una competizione a cui partecipano. Specie tra i calciatori è diffuso, almeno sui campi europei e sudamericani, il segno della croce, simbolo della cristianità. Niente da dire se ciò rimane nei canoni dei piccoli gesti che ognuno di noi compie, magari anche per una certa irriverente scaramanzia, affinchè il Dio in cui crediamo ci protegga da possibili incidenti in una competizione sportiva, piuttosto che in un viaggio in auto o in aereo, o magari ci dia una mano prima di un esame. Paulo Coelho direbbe che "Dio già sa" e che sarebbe meglio rimettersi "alla Sua volontà" invece che metterLo al servizio dei nostri desideri, forse anche un po' prosaici, ma si sa  la religione, proprio nella sua accezione "naturale", ognuno se la fa a modo suo.
Tuttavia direi che c'è di peggio ed è quando si ostenta il proprio credo religioso, dando l'impressione che Iddio stesso ci abbia messo in un posto piuttosto che in un altro, che insomma ci abbia "eletto" a proprio rappresentante specie in professioni in cui, il privilegio economico è evidente. Mi riferisco a quanti, sempre nel Calcio, si qualificano come calciatori, atleti o soldati di Cristo.
Uno di questi è Edison Cavani  che, oltre a mostrare magliette inneggianti ovviamente a Gesù Cristo (è un Cristiano Evangelico, Pentecostale) rivolge sempre, dopo ogni goal, lo sguardo al cielo e fa un segno abbastanza singolare con le mani, volendo ringraziare per il giusto aiuto venuto "dall'alto", in barba alla tanto decantata giustizia divina, che invece dovrebbe essere, più che mai, uguale per tutti e quindi anche per l'avversario sportivo di turno.
Altro che giustizia, se così fosse, se l'aiuto ci fosse solo per lui, occorrerebbe aprire un fascicolo al tribunale sportivo per "frode sportiva", giacchè questo reato si configura nell’ipotesi in cui, qualunque soggetto collegato ad una società e capace di determinarne il comportamento, si faccia carico di turbare (o di provare a turbare) il naturale svolgimento di una competizione.(l. 401/80)
Fortuna che il Dio a cui il calciatore uruguaiano si rivolge, oltre a fornirgli un grande tatento sportivo, non credo si interessi più di tanto a lui, magari più preoccupato del recente e tragico periodo della dittatura militare, che ancora è motivo di problemi e divisioni nel paese d'origine di Cavani.
Per cui Milan, Inter, Roma, Juventus, Lazio e tutte le altre pretendenti allo Scudetto, non abbiano paura, Dio non tifa Napoli;  per i partenopei, c'ha sempre pensato soltanto il povero San Gennaro...

martedì 23 novembre 2010

Chevanton ed Eto'o ovvero due facce della giustizia sportiva

Premetto che i due episodi avvenuti domenica scorsa sono ambedue deprecabili e dovrebbero essere oggetto di un serio esame di coscenza da parte dei due protagonisti e delle loro rispettive società.
C'è anche da sottolineare che la giustizia sportiva del calcio è stata spesso al centro di polemiche in casi ben più gravi di quello che qui vorrei analizzare, casi d'incapacità, assenteismo o, peggio ancora, corruzione.
In questo caso, a mio modo di vedere, si insinua l'eterno sospetto che anche nel calcio ci sia un nord e un sud, un forte e un debole, trovandoci davanti ad un singolare metro di giudizio riguardo ciò che avviene sui campi di gioco, ma veniamo ai fatti :
1. Partita Chievo Inter: il calciatore Samuel Eto'o attaccante di questa'ultima formazione, dopo un'azione in cui egli sarebbe stato provocato da un calciatore del Chievo,  si avvicina al medesimo, che era a circa una decina di metri e gli sferra una testata in pieno petto, facendolo cadere. La quaterna arbitrale non si accorge di nulla per cui l'attaccante camerunense non viene sanzionato ed anzi, nel proseguio della partita, segnerà anche una rete che, per fortuna del Chievo, sarà ininfluente per il risultato finale.
2. Partita Lecce Sampdoria: l'attaccante del Lecce Ernesto Chevanton, dopo una protesta per un rigore non accordato, insegue un calciatore della Samp e commette un netto fallo da tergo, l'arbitro se ne avvede e lo espelle. Il calciatore del Lecce allora si sfila la maglia e la lancia in direzione dell'arbitro (senza peraltro colpirlo), quindi va nei pressi dell'arbitro e additandolo proferisce delle parole irriguardose (almeno così si deduce).

Le decisioni del giudice sportivo sono state: 3 giornate di squalifica a Eto'o (con prova televisiva), 5 giornate di squalifica a Chevanton (da referto arbitrale), se a ciò si aggiunge che il giocatore dell'inter doveva essere espulso e invece ha giocato l'intera partita, segnando, come già detto, anche una rete, mentre il calciatore del Lecce è stato espulso e la sua squadra ha giocato quasi l'intera partita in dieci uomini, le effettive giornate di squalifica diventano 2 per Eto'o e 6 per Chevanton.
Mi sembra fuor di dubbio che il metodo di giudizio svantaggia pesantamente il giocatore leccese e sono ipotizzabili due tipi di ragionamento a giustificazione di ciò. Il primo è che si dia più importanza ad un comportamento irriguardoso nei confronti dell'arbitro che a fenomeni di condotta violenta sul terreno di gioco, il secondo, antico ma sempre inquietante, è  che i calciatori che militano nelle potenti società del nord, abbiano un trattamento privilegiato rispetto ai loro colleghi che militano nelle modeste società del sud. 

wiska...chi lotta vive!